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Pop

“Funamboli” di Pier Adduce & Tresette: la nostra recensione

Da pochissimo è stato pubblicato il terzo album solista per il cantautore lombardo Pier Adduce & Tresette (già voce dei Guignol) intitolato “Funamboli”.

Il disco rappresenta sicuramente un punto d’arrivo ma anche di partenza per il cantautore, le tinte del disco e le sonorità infatti risuonano come mature, profonde, calde, dirette, mai scontate e mai fuori tempo massimo. Il disco anticipato dal singolo “Irrequieto” consacra la penna di Pier Adduce che non cede mai il passo alla banalità della modernità e della musica commerciale. Ogni cosa del disco è al punto giusto, ogni dettaglio è curato, perfezionato e centellinato.

Com’è descritto dal comunicato stampa: “Disco di dissonanze acustiche (di legno, pelli e corde), scorribande elettriche e rumoristiche, organi psichedelici, percussioni e pulsazioni minimali. Un cortocircuito sonoro, tra ballate, blues ossessivi, stridori metropolitani, respiri mitteleuropei ed echi etnici”, ed è proprio così che non si potrebbe descrivere meglio il disco di Pier Adduce, un vero e proprio melting pot di bellezza che arriva diretto all’anima.

Tra i brani che più ci han colpito troviamo sicuramente (oltre al singolo) “la stagione del sangue”, un brano profondo, sussurrato, violento nella sua pacatezza che si deposita sulle nostre orecchie come polvere invisibile.

In conclusione il disco di Pier Adduce è un disco cantautorale che difficilmente potremo comparare con altro, purtroppo, i cantautori Italiani che potrebbero reggere il confronto, rimangono veramente pochi. Ottimo disco.

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La Classe Dirigente:”Termini per una resa” la recensione

La Classe Dirigente (ex Nadiè), è una band catanese di lunga data capitanata da Giovanni Scuderi che dopo anni di musica e vita ritorna in scena con un album dal sapore nostalgico e noir intitolato “Termini per una resa”.

Il disco si stabilizza su frequenze e onde di un certo livello, indicando all’ascoltatore una via a senso unico che lo condurrà direttamente all’estasi sensoriale. Esageriamo? Analizziamo nel dettaglio di cosa parliamo. Partendo con “Conosci te stesso” singolo del disco, possiamo notare come il testo possa per recitare una poesia profana fuori dal coro (e dal cuore), un mantra che ci ricorda di fare sempre tutto il contrario di tutti.

Piano, dolcezza ma anche chitarre incalzanti ci ricordano come la dicotomia ed il “dolce/amaro” regnino sovrani nella composizione de “La Classe Dirigente”. Continuando con brani come “Salutarsi” e “Francesco ha abbandonato” proseguono la scia cantautorale ed alzano sempre di più l’asticella in cui negli anni la band ci ha abituato.

Cosa dire di più, “Termini per una resa” è un disco che sicuramente può piazzarsi tra i migliori dischi indipendenti (e per indipendenti intendiamo non mainstream) del 2025. Una prova di carattere e carisma di tutto rispetto che apre le porte per il successo.

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“Collected Sounds vol. I” di Diana Winter: la nostra recensione

“Collected Sounds Vol. I – live in studio”, nuovo EP di Diana Winter, è un viaggio musicale che celebra l’autenticità e la spontaneità, lontano dalla frenesia della produzione digitale e delle catene di montaggio che spesso caratterizzano il panorama musicale odierno.

Questo disco nasce dall’idea di catturare il succo del momento, un live in studio che mette in risalto semplicità ed emozioni.

Diana ha deciso di riarrangiare alcuni dei suoi “vecchi” brani vestendoli di un abito semiacustico fatto di sonorità vellutate, dinamiche e di un’intimità che si percepisce immediatamente. È come se ogni nota, ogni tocco di chitarra e ogni parola cantata fossero un frammento di vita e di passato, reso ancora autentico e contemporaneo dall’assenza di effetti e amplificazioni. La sua voce si fonde perfettamente con le sfumature sonore, creando una texture equilibrata ma non banale.

L’ispirazione di Diana si traduce in un omaggio alla preziosità del momento presente. La registrazione diventa un’esperienza unica e non replicabile, un’istantanea di emozioni che si respirano e si ascoltano con il cuore. La collaborazione con musicisti di alto livello tecnico ha reso possibile innalzare al massimo la cura di ogni dettaglio.

“Collected Sounds Vol 1 – live in studio” non è solo un album, ma un racconto di rinascita artistica e di riscoperta del passato con nuove consapevolezze. È un disco da ascoltare attentamente, ma lasciando spazio all’improvvisazione e alla spontaneità. Un esempio di come la musica possa essere sincera, immediata e intramontabile. Questo grazie anche alla cover della storica “How Will I Know” di W. Houston.

Se ami le sonorità genuine e le emozioni autentiche, questo album ti conquisterà. Una vera perla, per chi nella musica cerca ancora verità, bellezza, capacità.

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“passo zero”: l’eleganza contemporanea del nuovo EP dei greatwaterpressure

I greatwaterpressure sono un collettivo milanese che si ispira alle sonorità della disco e del funk degli anni Settanta e Ottanta, richiamando alla mente artisti leggendari come Quincy Jones, George Benson e Dexter Wansel. Con il loro nuovo EP “passo zero”, Edoardo Grimaldi, Gabriele Prada e soci, dimostrano una notevole abilità nel reinterpretare questi riferimenti iconici, fondendoli con un sound elettronico moderno, arricchito da sfumature di R&B.

Pubblicato a gennaio via spotless music, il nuovo EP“passo zero” si presenta come un’opera compatta e coerente checattura l’essenza di un percorso emotivo tra alienazione e momenti di introspezione: i quattro brani che lo compongono riescono nell’intento di esplorare le radici del nu-funk e dell’italo-disco, rinnovandole con una sensibilità contemporanea che si distingue nel panorama musicale attuale. Il nuovo lavoro del collettivo milanese trova equilibrio nei testi personali e negli arrangiamenti dinamici, che conferiscono profondità a questo progetto che vuole raccontare non solo di una fuga, ma anche di un ritorno, intrecciando inquietudine e romanticismo ed esplorando la frenesia della vita urbana tra momenti di rabbia e vulnerabilità.

Tra synth nostalgici e linee di basso pulsanti, “passo zero” è stato costruito con attenzione ai dettagli, bilanciando dinamiche ritmiche coinvolgenti con momenti più riflessivi: “supersenzapiombo”, brano che ha anticipato la release dell’EP, cattura l’ascoltatore e lo trasporta in una nuova dimensione vibrante e dinamica. Le atmosfere malinconiche di “topo di città” amplificano invece il senso di alienazione della vita metropolitana, offrendo una narrazione più intima.

Con “1m9g” scopriamo il lato più audace e sperimentale del collettivo, mentre la title track “passo zero” chiude il cerchio con un tono intimo, invitando ad una pausa necessaria nel caos della quotidianità. Il risultato, nel complesso, è un EP che riesce a fondere passato e presente, tradizione e innovazione, riuscendo a far ballare e riflettere. Una storia di ricerca e riconciliazione che conferma i Greatwaterpressure come una realtà interessante e promettente nella scena musicale contemporanea.

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Fonte: RC Waves

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Vi raccontiamo “Black Karma” di Buzzy Lao

“Black Karma” è il titolo del terzo album del cantautore Buzzy Lao che già da anni ci ha insegnato e ci ha ricordato quanta poesia e bellezza possa esserci ancora nella musica (e soprattutto nella sua di musica).

Il disco si mostra subito come un qualcosa che riesce in un certo senso ad imprigionare più anime, un rito voodoo che s’impregna nelle nostre playlist e nei nostri ascolti anche quando, i nostri gusti, non s’intersecano perfettamente con la sua musica. Infatti, Black Karma, è il potere misterioso di disconnetterti dalla realtà, estranandoti per un momento da tutto ciò che stavi facendo e pensando, mostrandoti come ancora sia possibile far ottima musica di qualità in Italia (ovviamente, il disco ha ampio respiro internazionale).

Anticipato dal singolo “Karma”, il disco non ha bisogno di molte presentazioni, sia per lo storico del cantautore sia per le prime note che possiamo già gustare dal singolo in sé. “Uomo contro uomo, sangue contro sangue ma io non ho più niente da perdere per te”, sono queste infatti le parole apri pista e biglietto da visita di Buzzy Lao che vengono mostrate al nuovo e vecchio pubblico. “Black Karma” è il terzo disco dell’artista che conferma la capacità di Buzzy Lao di trasformare in bellezza tutto ciò che tocca, infatti, il disco entra facilmente in mente, come un mantra, riesce a piazzarsi tra i nostri fischietti e le nostre canzoni canticchiate in doccia e non se ne va più.

Buzzy Lao con “Black Karma” si dimostra un cantautore dalla penna raffinata e dalle idee chiare che non si arrende alla prima avversità e che continua spavaldo a sfornare bellezza totalmente in controtendenza rispetto al mondo esterno. Un ottimo disco che dovrebbe essere un must per tutti gli appassionati di un certo tipo di musica che altro non è che semplicemente Musica (con la “M” maiuscola, esattamente).

https://www.facebook.com/buzzylao


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Introspezione e vibrazioni urbane: “Il cuore un po’ più grande” è il nuovo EP di Leo Fulcro

“Il cuore un po’ più grande” è un EP che si presenta come un viaggio emotivo e musicale attraverso la vita quotidiana, l’identità urbana e l’evoluzione personale di Leo Fulcro. Il lavoro si compone di cinque tracce che mescolano consapevolmente rap, soul e pop, esprimendo al meglio la versatilità, la profondità artistica e la capacità di raccontare emozioni con un linguaggio diretto e autentico da parte del giovane rapper adottato da Roma.

L’EP si apre con “La Musica”, che vede la collaborazione con l’artista costaricano-americano CES: il singolo di lancio è allo stesso tempo una dichiarazione d’amore per la musica e una riflessione sul potere terapeutico di questo linguaggio universale. La base dinamica e coinvolgente accompagna un testo che fonde nostalgia e rivincita, mentre Leo Fulcro rivive i suoi sogni adolescenziali e il suo legame profondo con la musica, diventata un grande amore che lo ha accompagnato nei momenti più difficili. È un brano che parla di appartenenza, di libertà di espressione e di crescita personale, capace di toccare le corde più intime dell’ascoltatore.

Segue “Lazy” che ci porta una ventata di leggerezza grazie ad un groove lento tramite cui Leo Fulcro esplora il tema della pigrizia in modo tutt’altro che banale: più che un momento di stallo, “Lazy” diventa un invito a rallentare, a prendersi una pausa dalla frenesia quotidiana e a riflettere in modo ironico e disincantato sulle piccole cose della vita. La produzione di Doppiobasso e la chitarra di Giorgio Cesaroni costruiscono una base che si sviluppa lentamente, creando un’atmosfera intima e laid back che ben si sposa con il testo giocoso ma ricco di sottotesti.

Il viaggio prosegue con “Pollo e Patate”, forse il brano più personale dell’EP, che racconta un momento di pura creatività nata dalla casualità di una serata tra amici. Leo Fulcro stesso racconta come il pezzo sia emerso quasi per caso durante una cena, un incontro spontaneo tra amici che si trasforma in musica. La produzione funky si intreccia perfettamente con la liricità del testo, dove la semplicità quotidiana diventa metafora di una ricerca interiore che oscilla tra luce e ombra. È un brano che esplora le dicotomie della vita con un tono giocoso e riflessivo, capace di entrare in sintonia con chiunque abbia mai cercato un senso nelle cose più ordinarie.

L’ascolto dell’EP prosegue con “Porta Maggiore”, canzone evocativa che permette a Leo Fulcro di dipingere un quadro vivido di Roma, esplorando il tema della marginalità e trovando un equilibrio tra il legame con le proprie radici e la tensione verso una nuova dimensione personale. Il groove e le atmosfere urbane donano al brano un carattere internazionale e poliedrico, che accompagna le parole di Leo Fulcro, intrise di riflessioni sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta, dove la città diventa il teatro di un’eterna ricerca di sé.

Il brano “Parketto”, che chiude l’EP, offre un momento di purissima introspezione: la traccia è un inno alla bellezza nascosta nelle piccole cose, quelle che spesso passano inosservate nella frenesia della vita quotidiana. La produzione minimalista lascia ampio respiro alle voci, consentendo a Leo Fulcro di raccontare una storia personale che ora si fa universale. “Parketto” incarna lo spirito di chi sa trovare senso e felicità anche nei momenti più semplici e ordinari, con una ritmica che si mescola perfettamente con il flusso poetico delle parole.

In conclusione, “Il cuore un po’ più grande” è un un mosaico sonoro che esplora le contraddizioni e le sfumature della vita quotidiana. Abile nello spaziare tra vari generi e influenze senza mai perdere la propria identità, Leo Fulcro fa del suo nuovo EP un lavoro che, con semplicità e profondità, parla a chiunque cerchi una connessione genuina con la musica e con se stesso.

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Fonte: RC Waves

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Pop

Vi raccontiamo “Amor Vincit Omnia” dei Miqrà

Chitarre, poesia, pensieri, parole, flussi di coscienza, groove, queste alcune delle parole che descrivono i Miqrà nella loro essenza più intima.

Il disco della band siciliana di cui vi parleremo s’intitola “Amor Vincit Omnia” ed il suo linguaggio arriva diritto al cuore, come una freccia che non fa male. Il disco però, non è un semplice tripudio di belle parole “sole cuore amore”, i Miqrà infatti sanno usare molto bene le distorsioni mettendo in bella mostra anche i muscoli, le ferite e le malinconie più profonde che possono trasformatisi in veri e propri manifesti.

A partire dal singolo “La catastrofe in me” possiamo sentire come la band non si sia mai fermata dall’ultimo disco notando una certa evoluzione (basti pensare agli archi inseriti nel brano). Una crescita che ha potenziato il sound della band siciliana che saltella tra l’indie ed il mainstream mantenendo sempre inalterato il proprio spirito rock’n’love.

In estrema sintesi, il disco dei Miqrà è un disco per esteti della parola, per ricercatori assetati di poesia e viaggiatori incanti alla scoperta di musica indipendente non scontata. “Amor Vincit Omnia” è un disco che seppur complesso e contorto a tratti può dare grandi soddisfazioni alla band sia in termini di pubblico che di qualità degli ascolti, attirando sempre di più in audience di persone che ricercano ancora la bellezza nella musica. Ad maiora.

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Pop

Abbiamo ascoltato “Amore vincit Omnia” dei Miqrà

In una qualsiasi giornata primaverile arriva il nuovo disco dei Miqrà come a ricordarci che anche l’inverno più freddo e problematico viene spazzato via da una sferzata di bellezza.

“Amor vincit Omnia” ci ricorda proprio questo, che alla fine, l’amore vince su tutto, che la bellezza viene a galla e che bisogna mostrarla a tutti i costi.

L’album anticipato dal singolo “La Catastrofe in me” ci mostra una band rinnovata, matura, caparbia, con archi ed orchestra a supporto, come a dire che ciò che si è ascoltato prima in “Ultimo piano senza ascensore” altro non era che una serie di reminiscenze “adolescenziali”. Bellissima la cover di Battiato “Stranizza d’amuri” che ci conduce in una dimensione del cantautore catanese moderna, fresca e piena di forza.

Tra i brani che più ci hanno colpito troviamo “Ossa” e “Calicanto”, quest’ultimo poetica e visionaria come tra l’altro sono anche i Miqrà. In conclusione i Miqrà hanno sfornato un disco che attesta lo stato di grazia e maturità della band, che davanti a sè non avrà altro che un futuro splendente, dove con molta probabilità avremo qualche tentativo di sperimentazione. Un ottimo disco che custodiremo con avidità.

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Elettronica Indie Intervista Pop

“584” di Cranìa: un viaggio celestiale nell’elettronica pop

Il 19 gennaio 2024 è uscito il primo album di Cranía, “584”, via Costello’s Records con distribuzione The Orchard.
Il titolo del disco si riferisce al numero di giorni che compie Venere per riportarsi in congiunzione con il sole. Le nove tracce, a loro volta, rappresentano l’orbita del disco: si susseguono creando un’esperienza d’ascolto che riverbera con la stessa intensità delle onde del mare che rispondono ai moti celesti della Luna.
L’approccio di Cranía alla scrittura è riflessivo e metodico, quasi matematico: il lavoro svolto dietro il disco, sia in fase di produzione che di composizione, si distingue per raffinatezza e qualità, senza mai sacrificare l’emozione e l’essenza coinvolgente di un ascolto spontaneo. Questa sinergia tra precisione e passione dà vita a un lavoro di alto livello, di sapore internazionale.
Ascoltare “584” di Cranía è una passeggiata sul suono lunare, dove le melodie elettroniche e i testi evocativi trasportano l’ascoltatore in un viaggio fuori dal tempo e dallo spazio, attraverso paesaggi sonori che rispecchiano la maestosità e la quiete degli spazi siderali.

Ad: Facciocosepunto
Ph: Stella Giulia Casarin

Per l’occasione abbiamo fatto due chiacchiere con la cantautrice lombarda per approfondire la sua arte.

1) Quali differenze ci sono state nella lavorazione (dall’ideazione dei brani alla produzione dei brani in studio) del primo EP e di questo primo disco?
Quello sul primo disco è stato un lavoro più di cesellamento a partire dalla creazione stessa dei brani, che ho rivisto a più riprese. Sono partita da canzoni che già avevo nel cassetto, ma che per svariati motivi non riuscivo a completare, forse non erano ancora mature, fino a lasciarmi andare alle nuove. Per quanto riguarda le produzioni, è andata nello stesso modo: c’è stato un lavoro fitto di pre-prod con Mirko Bruno, culminato in un mese di studio da Federico Carillo alla ricerca dei vestiti giusti per “584”.

2) Quali sono le tue principali influenze (o cosa ti piace ascoltare ultimamente) e con qual* artist* ti piacerebbe fare un featuring?
RY X e Luigi Tenco sono le mie principali influenze, ma ultimamente sono in fissa con il fado. In merito al featuring, mi piacerebbe farlo con… ve lo dico nella prossima intervista 🙂

3) C’è un festival o un palco in particolare in cui ti piacerebbe esibirti?
Ogni palco è importante, soprattutto per chi come me vuole proporre la propria musica. Se devo fare un nome dico il “MI AMI” perché è un festival che seguo con interesse e che ha a cuore anche i progetti emergenti.

4) Arrivi da una valle del bresciano e in un brano del precedente EP citi il tuo paese natale, ma quanto è importante oggi quel tipo di dimensione per la genesi della tua musica?
È vitale. Senza le mie radici, non sarei la musica che scrivo appunto. Inoltre, sento la necessità di ritornare alle mie origini ogniqualvolta ho il bisogno di visualizzare le montagne, il mio orizzonte.

BIO
Cranìa
 è una cantautrice che ha le montagne negli occhi. La sua voce è rotta e si fa strada scavando tra crepe di parole fragili. Ma è in superficie che trova la luce su ritmiche morbide, intrecci elettronici e melodie ariose. Una luce pronta a lasciare il segno.

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Fonte: Costello’s Records

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Indie Pop

Tra le strade di “Urbe” in cerca di noi stessi: il primo EP di Yassmine Jabrane

Urbe” come città, dimensione interiore che apre le sue porte alla contemplazione pubblica, con vista sul cuore aperto di una penna sensibile, e capace certamente di spiccare nel “grigio diluvio democratico” del nostro tempo avaro di bellezza: questo è molto di più è il primo disco di Yassmine Jabrane, canta autrice romana che dopo una lunga gavetta tira le somme del suo percorso fin qui racchiudendole in quattro canzoni dal retrogusto esterofilo.

Il disco si presenta fin da subito con una compattezza di sound che rivela 1:00 direzione artistica, volta ad esaltare la timbrica espressiva e evocativa di Yassmine: quattro canzoni che rimbalzano fin da subito da un orecchio all’altro, passando dal cuore e incastrandosi nella testa grazie a strutture pop che tuttavia non al mainstream; il tutto, ben cucito addosso all’artista dal lavoro certosino di Cesare Augusto Giorgini.

Il lavoro si presenta come una riflessione a cuore aperto sulle tematiche emotive ed esistenziali che più stanno a cuore all’autrice, che senza filtri si presenta al pubblico italiano con la precisa volontà di trasformare le debolezze in forza e in nuovi punti di partenza. Così, l’ansia può diventare un’occasione di riflessione sui freni che ci imponiamo, una relazione andata male si rivela spunto di indagine riguardo al bene che davvero riusciamo a volere a noi stessi, la nostra sete di risposte risulta la cartina tornasole della nostra paura del buio: insomma, un disco che si tiene perfettamente in equilibrio fra l’opera d’arte e il manifesto terapeutico di una generazione in cerca di nuovi centri di stabilità permanente.

Yassmine dimostra di essere uno tra i nomi nomi da tenere d’occhio per questo 2024, capace di fondere insieme linguaggi apparentemente distanti ma mai così alchemicamente uniti come in “Urbe”.