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Comunicato stampa Indie Post-Punk rock

Le crepe sotto la vernice: “Se Avessero” è il nuovo singolo dei Cromosauri

“Se Avessero” è il nuovo singolo dei Cromosauri, uscito martedì 9 giugno 2026. Il nuovo brano si muove nervoso e compatto, attraversando le contraddizioni del presente senza cercare punti di approdo. Tra tensione ritmica e chitarre taglienti, prende forma un racconto che osserva una realtà sempre più affollata di opinioni, semplificazioni e identità urlate. La scrittura preferisce l’attrito alla risposta facile: accumula immagini, frammenti e cortocircuiti fino a restituire un senso diffuso di smarrimento collettivo. Ne emerge una fotografia lucida e inquieta, dove l’ironia convive con il disincanto e ogni certezza sembra destinata a sgretolarsi nel giro di pochi istanti.

Foto: Irene Carli

Queste le parole con le quali la band presenta la traccia:
«Nuvole che non so distinguere, bolle che scoppiano, scappano i pesci in fondo al mare, l’amore è un fiammifero. C’è un mondo che tuona e non riconosci il tuo ruolo, la direzione non ti è più chiara, la voce del navigatore diventa incomprensibile, le strade sono un gomitolo senza orizzonte.
Dove si trova la fantasia per creare un futuro? Ed è più bello se puoi non dormire, se non devi riposare per un domani di impegni dal dubbio senso. Quanto spazio ho? I miei sogni sono davvero miei? O sono frutto di un bisogno indotto? Allora i giorni persi siano croci sulle spalle e sanguisughe su quei volti che ci fottono il futuro. Potrei scappare… sì, fuggirò da questa nuova realtà caustica… getto nella valigia le mie convinzioni, i miei alti princìpi, ed esco.  Piove, corro, piove, corre, una pozza d’acqua, scivola, cade. La valigia si rompe, tutto ciò che era dentro adesso galleggia tra l’umido e il fango. Tutta questa purezza, così sporca, si rivela piena di contraddizioni. Ma le strade sono tutte chiare adesso, crescere diventa possibile, si può tracciare un solco, si può intuire un filo conduttore, quello che conta resterà, la pioggia non lo cancellerà.
Nell’album “Nuvole, Bolle e Pesci” i Cromosauri si ritrovano adulti. Ci sono le aspettative su se stessi, i compromessi, le strade inaspettate, le strade che invece sembrano a senso unico. Ciascuna vita è un gomitolo di scelte più o meno consapevoli, più o meno obbligate, e non è mai (o quasi) semplice tracciare il confine tra la voglia e la coscienza, tra la possibilità e l’obbligo, il torto e la ragione. Ci sono quelle zone grigie di se stessi con cui si fatica a pacificarsi. I Cromosauri una soluzione non l’hanno trovata ma metabolizzano le loro esperienza in queste canzoni tanto intime quanto universali. Nei testi, la band, sonda le diverse possibilità, i condizionali sono praticamente onnipresenti, ci sono le invettive contro le promesse mancate di una società e le relazioni che questa prevede, c’è l’eros che chiede il suo pedaggio e l’amore che squaglia gli organi, c’è il guardarsi allo specchio e accettare la forma e il contenuto.
“Se Avessero” è il brano più esplicitamente critico nei confronti di una società che, citando Tenco, parla sempre, pretende di farsi sentire e non ha niente da dire. In un mondo sempre più complesso ma sempre più semplicista e polarizzato, diventa fondamentale cercare “un’espressione che non sia o bianco o nero”. In un mondo che si sgretola sotto la minaccia del cambiamento climatico dove i ricchi si fanno la guerra per noia. I Cromosauri scelgono il sarcasmo e l’ironia, sottintendendo che sotto a questo tecno-macismo che mira alla guerra civile universale ci sia in realtà una grande paura della vita, abbracciata nella sua complessità. Questa ironia si riflette nelle loro scelte grafiche, che diventano collage kitsch e volutamente artefatti. Il video è un viaggio psichedelico e surreale, dove realtà incompatibili si incontrano in un’apocalisse in stop motion. Il collage viene scelto come mezzo per accelerare al massimo la simulazione della comunicazione online, fatta di pose, foodporn e contenuti generati dall’AI, per far traboccare il vaso oltrepassando il verosimile, diventando surreale e dichiaratamente post-prodotto.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Cromosauri sono un trio alternative rock nato a Cecina (LI) e attivo dal 2014. Dopo l’esordio psichedelico e strumentale “Cromomito” (2015) e la successiva esplorazione del grunge anni ’90 con “NOIZ!” (2016) e “Invalid Session EP” (2018), nel 2020 la band pubblica “La Piccola Circolazione”, primo lavoro in italiano, scritto e registrato a distanza, un racconto dei piccoli mondi domestici della pandemia. Con “RGB” (2021) i Cromosauri consolidano la loro direzione espressiva, mescolando alternative, indie e post rock. Dopo esperienze parallele tra Europa e Stati Uniti e l’uscita di “L.P.C. Live” (2023), il trio è prossimo a presentare il nuovo album “Nuvole, Bolle e Pesci” (novembre 2026), un disco che attraversa disorientamento e trasformazione senza cercare risposte definitive, ma restando dentro le domande.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Pop

Quando il tempo torna nostro: “La canzone del giorno libero” è il nuovo singolo di Adriano Saponaro

“La canzone del giorno libero” è il nuovo singolo di Adriano Saponaro, uscito venerdì 29 maggio 2026. Con “La canzone del giorno libero”, il cantautore di base a Ferrara trasforma una pausa minima in qualcosa di essenziale. Il brano si muove tra giornate tutte uguali, abitudini automatiche e il desiderio improvviso di sparire dal ritmo imposto delle settimane. Basta poco: camminare senza fretta, perdere tempo, tornare per qualche ora a una versione più leggera di sé. Saponaro racconta tutto con un’ironia quieta e malinconica, facendo del tempo sottratto alla routine una piccola forma di disobbedienza quotidiana.

Foto: Giulia Saponaro

Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia:
«Tornare stanchi dal proprio lavoro, sentire di aver scalato la montagna più alta del mondo e avvertire quella sensazione di essere completamente inadatti a questo mondo; questo mondo che ti sembra così ben cucito addosso a tutti gli altri, che insegue ogni minuto scivolando per le scale del denaro, sorseggiando lo stipendio come un Martini dry in un bar a Manhattan. Svegliarsi il giorno seguente, vedere la propria pelle mutare e assumere un colore del tutto nuovo. Nessun cartellino da timbrare, nessun impegno. Come nel cartone animato “Momo alla conquista del tempo” di Enzo d’Alò, il fumo dei sigari dei signori grigi scompare e ti senti vivo, ti senti chi sei e chi sei sempre stato, rivedi i tuoi amici nella tua stanza, c’è il sole e comincia la musica.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Adriano Saponaro è un cantautore e polistrumentista. Dentro le sue vene scorre una miscela di chitarre tarantiniane, supereroi che camminano nella pioggia e un’orchestra che gioca a disordinare i suoi spartiti davanti alla platea. Dalla confusione nascono le parole e le melodie delle sue canzoni per poi trovare la retta via tra un abbraccio di ieri e un bacio di oggi.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Elettronica Indie Pop

Riconoscersi ancora: “Io dimentico tutto” è il nuovo singolo di Luca Rizzo

“Io dimentico tutto” è il nuovo singolo di Luca Rizzo, uscito martedì 26 maggio 2026. Un brano che si muove dentro uno spazio sospeso, dove le parole sembrano rivolte a qualcun altro ma finiscono per tornare sempre al punto di partenza: sé stessi. Luca Rizzo costruisce un electro-pop notturno, attraversato da slanci improvvisi e momenti di distanza, come luci riflesse sui vetri di una città vista troppo tardi. Più che raccontare una relazione, il brano segue il tentativo fragile di riconoscersi ancora, mentre tutto intorno perde nitidezza.

Foto: Giorgia Zoe Righini

Queste le parole con le quali l’artista presenta la traccia:
«”Io dimentico tutto” è un brano autobiografico che racconta il difficile percorso verso l’accettazione di sé. Attraverso immagini simboliche e frammenti intimi, la canzone attraversa fragilità, memoria e rinascita: i momenti in cui ci si sente invincibili e quelli in cui si torna a fare i conti con la realtà. L’abbraccio “tra la folla del metrò” diventa metafora di un incontro con sé stessi, dell’accettazione e del ritrovamento, mentre le luci che imitano il giorno evocano un passato segnato da cure, ferite e trasformazioni vissute in prima persona. È il racconto di chi, dopo essersi a lungo sentito distante da sé, trova finalmente il coraggio di riconoscersi e fare pace con se stesso.»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Luca Rizzo è un musicista e cantante di Ferrara.
Frontman dei Ni Na (New Idea No Artist) e dei Digit, progetti della scena electro-pop dei primi anni 2000, ha pubblicato diversi dischi e calcato importanti palchi italiani.
Dopo un lungo periodo di stop, torna oggi con un progetto solista nato dall’esigenza di tradurre in musica una fase personale particolarmente complessa. Trasforma la propria casa in uno studio e riparte dalla scrittura, dando forma a un nuovo EP intimo e diretto.
Il rinnovato percorso unisce rock ed elettronica in una dimensione tesa e notturna, costruita su groove profondi, linee di basso centrali, voci esasperate e atmosfere cupe e sospese. Un set minimale e incisivo, che punta all’impatto emotivo e a una forte identità sonora.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Indie Post-Punk rock

La forma sotto pressione: “Carneplastica” è il nuovo LP degli Asianoia

“Carneplastica” è il nuovo LP degli Asianoia, uscito venerdì 22 maggio 2026 via Costello’s Records. “Carneplastica” abita una zona in cui la forma resta viva proprio mentre si deforma. Le canzoni avanzano per attrito: melodie riconoscibili, strutture tese, improvvise incrinature che trasformano il quotidiano in qualcosa di ambiguo e febbrile. Più che cercare equilibrio, il disco insiste sulla convivenza degli opposti (impulso e controllo, lucidità e collasso), dentro una scrittura che lascia le ferite aperte. Sul fondo, una tensione post-punk asciutta e nervosa sostiene tutto senza mai concedere stabilità.

Foto: Giulio Passeri

Queste le parole con le quali la band presenta l’album:
«”Carneplastica” è il nostro primo album, composto da dieci canzoni. Cantiamo in italiano l’assurdità della società e dell’uomo contraddittorio che la abita: la provincia, la salute mentale, il lavoro. Tutti gli aspetti della sottilissima tensione tra il pudore e l’esibizionismo, tra la voglia di amare e l’odio sanguigno, tra la carne e la plastica, tra la spinta a vivere e il suicidio, e così, avanti, verso i confini dell’alienazione contemporanea. Ci riappropriamo della forma canzone classica deformandola attraverso soluzioni alternative portando i brani in un mondo non convenzionale e strettamente personale. Questo non è un manifesto di critica. È un vero e proprio elogio all’uomo moderno. È una dedica a tutti noi. La quotidianità di Francesco Ranocchia è la nostra ispirazione, la vita “normale” che viviamo è il climax della nostra narrazione. È tutto rivolto verso l’incomprensibile feticismo della morte, che paradossalmente ci mantiene vivi, che ci costringe ossessivamente a cercare qualcosa che non funziona, un nuovo dolore, una nuova malattia. È la corsa disperata nel provare a salvare qualcosa che crediamo stia marcendo velocemente, e che deve essere curata al più presto.
“Per ogni malattia c’è una cura.”
“Quindi dimmi, ti piace perché vive o perché sai che può morire?”»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Tra post-punk e canzone italiana (post-noia), gli Asianoia fanno della forma canzone una soluzione alternativa.
Osservano il reale attraverso la lente del paradosso: l’assurdità del quotidiano, le persone, le città, le condizioni mentali complesse e contraddittorie.
Per la musica come strumento collettivo di emancipazione e di lotta, un mezzo attraverso cui dissezionare il distorto e il violento.

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Fonte: Costello’s Records

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Anteprima Comunicato stampa Indie rock

“Bruciati dal sole”: crescere senza nostalgia, restando esposti

C’è un momento preciso, in “Bruciati dal sole”, in cui tutto smette di essere ricordo e diventa presente. Non è un passaggio dichiarato, ma una linea sottile che gli Stain attraversano scegliendo per la prima volta l’italiano: una lingua che qui non è solo mezzo, ma spazio. Uno spazio più vicino, più esposto, dove le immagini non si filtrano, ma semplicemente arrivano.

Il Sud Italia non è sfondo, è materia viva. Si sente nella pelle appiccicata dopo il tramonto, nelle estati che sembrano infinite finché non finiscono davvero, in quel movimento costante tra il voler andare via e il restare. Il nuovo album tiene insieme questa tensione senza risolverla, lasciandola vibrare lungo tutti e sette i brani.

Non c’è nostalgia compiacente, ed è forse la scelta più forte del disco. L’infanzia non viene idealizzata, ma osservata da vicino: “Aquiloni” la racconta con lucidità, mentre il tempo scorre senza chiedere permesso. “Aria” apre come una soglia, sospesa tra immaginazione e realtà, e già suggerisce che questo è un disco di passaggi, più che di punti fermi.

Quando il racconto si fa più intimo, gli Stain non cercano rifugio. “Cherosene” lascia emergere il vuoto dopo una fine, senza riempirlo. “Cannella” e “Credevo di aver vinto” lavorano sulle crepe, su quella consapevolezza che arriva sempre un attimo dopo, quando le cose sono già cambiate. Poi “Siamo animali” allarga lo sguardo: non più solo individuale, ma collettivo, istintivo, quasi primordiale.

La title track chiude il cerchio senza davvero chiuderlo. Riporta tutto dentro un’immagine luminosa ma instabile, dove l’infanzia è già attraversata da ciò che verrà. È qui che il titolo trova il suo senso più pieno: essere “bruciati dal sole” significa anche esporsi, restare senza protezione davanti a qualcosa che non si può ancora mettere a fuoco.

Sul piano sonoro, il disco si muove in un indie rock che guarda lontano ma resta compatto. Le chitarre costruiscono la struttura, mentre synth e riverberi anni ’80 aprono spazi più larghi, senza mai disperdere la direzione. C’è equilibrio tra immediatezza e ricerca, tra melodia e stratificazione, e soprattutto una coerenza che tiene insieme tutto il lavoro.

“Bruciati dal sole” è un album che non vuole tornare indietro, ma nemmeno a tagliare i ponti. Sta esattamente in mezzo: raccoglie, rilegge, espone. E in questo stare sospeso, trova la sua forma più sincera.

Gli Stain vengono da Bari e si definiscono “post-teenage rock”: in pratica un alt-rock che fa i conti con il diventare grandi. La loro musica è crescita, fratture, passaggi obbligati: non sei più quello di prima, ma non sai ancora cosa diventerai. Il loro suono è diretto ed emotivo, sempre urgente, ma negli anni ha acquisito consapevolezza e voglia di sperimentare.

Attivi dal 2016, si fanno notare subito vincendo due concorsi regionali e conquistando il premio di Miglior Band Originale e il Premio della Critica al Tour Music Fest. Nel 2018 esce “Zeus”, debutto che li porta in tour per oltre 30 date in Italia e su palchi come il Medimex (aprendo per Bryan Ferry) e il SIM São Paulo. Con “Kindergarten” (2021), registrato in un asilo degli anni ’30, gli Stain segnano una svolta: un disco in cui energia e introspezione convivono, e l’infanzia diventa simbolo di fragilità irrisolta più che di conforto. Il tour li porta fino al Sziget Festival 2022. Nel 2023 arriva “Kindergarten Part II”, espansione del mondo del primo capitolo e conferma della loro forza live, tra club e festival indipendenti come Cinzella, Distorsioni Fest e KeepOn Live Fest. Nello stesso anno vincono il contest nazionale Musica Da Bere a Brescia, ribadendo la loro presenza scenica. Nel 2025 si aprono all’internazionale, con date all’estero e partecipazione allo Ship Festival in Croazia.

Ad aprile 2026 pubblicano per Mosho Dischi il nuovo album “Bruciati dal sole”, il primo interamente in italiano, anticipato dai singoli “Cherosene” (16/01), “Siamo Animali” (13/02) e “Aquiloni” (20/03).

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Fonte: RC Waves

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Comunicato stampa Elettronica Indie rock

Sotto la superficie, niente tregua: “Ognuno di voi è un mio nemico” è il nuovo EP dei Narcadian

“Ognuno di voi è un mio nemico” è il nuovo EP dei Narcadian, uscito venerdì 8 maggio 2026 via Costello’s Records. La notte vibra a denti stretti, come se trattenesse qualcosa. “Ognuno di voi è un mio nemico” è un disco che scorre sotto pelle, taglia corto, non concede aria. Suoni ruvidi, luce fredda: tutto stringe, tutto spinge. Non accompagna, travolge. È un attraversamento senza riparo, quando il rumore diventa crepa e ci finisci dentro.

Foto: Lorenzo Albano

Queste le parole con le quali la band presenta il disco:
«”Ognuno di voi è un mio nemico” è un disco cupo e dissacrante, tenta di essere quello che la musica italiana non è mai stata.
È un EP industrial rock che trasuda nichilismo, disincanto ed apatia, sia per le sonorità che per i testi, è un progetto ambizioso che vuole entrare senza bussare, non esattamente quello che il pubblico italiano si aspetta, ma uno schiaffo in faccia al perbenismo, alle buone intenzioni e alla leggerezza.»

Puoi ascoltare l’EP qui:

BIO
Narcadian sono un gruppo alternative rock partorito dall’ego di Luca Cima (aka Vertebra) per esternare la noia esistenziale, la solitudine, l’alienazione, dentro un mondo di sovrastimolazione e compravendita sfrenata.
I brani affrontano con lucidità il tormentato rapporto dell’uomo con la religione, il disincanto verso la società e il nichilismo che ne consegue.
La musica dei Narcadian è priva di ruffianerie e rifiuta la leggerezza come compromesso estetico.
Il progetto trae ispirazione dalle sonorità cupe di generi underground, quali industrial, trip hop e big beat, affrontando il vuoto del mondo contemporaneo.

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Fonte: Costello’s Records

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Comunicato stampa Indie Post-Punk rock

Cronaca di una quiete che cede: “Pomeriggio Banale” è il nuovo singolo degli Asianoia

“Pomeriggio Banale” è il nuovo singolo degli Asianoia, uscito martedì 28 aprile 2026 via Costello’s Records. “Pomeriggio Banale” vibra sotto la pelle: un’apparente quiete che nasconde una tensione pronta a incrinarsi. Gli Asianoia costruiscono un paesaggio urbano dove tutto sembra reggere, finché qualcosa cede senza mai davvero esplodere. Suoni nervosi si accumulano come pressione in un sistema chiuso; le parole incidono, più che raccontare. L’ascolto diventa esperienza fisica, quasi tattile. Rimane una sospensione inquieta, un equilibrio che non consola ma trattiene, mentre l’identità si sfalda e si riscrive nel suo stesso farsi.

Foto: Giulio Passeri

Queste le parole con le quali la band presenta la traccia:
«“Sarò il maiale nel banchetto di Natale. Per non ascoltare discorsi sulla morale Mangiatemi e ingrassate la vostra coscienza fine. Esalterò me stesso con la morte più sublime.”
I valori, la fede, le ideologie, sono ormai solo un ricordo. A questo punto non resta che scegliere da che parte stare. Dalla parte del raziocinio, dell’ordine perfetto, della logica che ti permette di vivere insieme agli altri e a volte, tra gli spiragli di falsità, anche di riuscire a provare amore, compassione, pietà. O da quella che si eccita e si soddisfa, che gode come un maniaco davanti alla violenza, che vuole tutto e subito, senza compromessi, senza paure. La vita è un pendolo che oscilla tra la capacità di fingere e il suicidio. Cosa preferisci? Godere di nascosto o masturbarti in pubblico?»

Puoi ascoltare il brano qui:

BIO
Tra post-punk e canzone italiana (post-noia), gli Asianoia fanno della forma canzone una soluzione alternativa.
Osservano il reale attraverso la lente del paradosso: l’assurdità del quotidiano, le persone, le città, le condizioni mentali complesse e contraddittorie.
Per la musica come strumento collettivo di emancipazione e di lotta, un mezzo attraverso cui dissezionare il distorto e il violento.

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Fonte: Costello’s Records

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Anteprima Comunicato stampa Indie rock

Quando tutto finisce, a Mammaliturchi resta solo la tenerezza

Ci sono dischi che raccontano la fine, e poi ci sono dischi che si fermano un passo dopo. “Solo la tenerezza” sta esattamente lì: nel momento in cui tutto si è già consumato, ma qualcosa continua a restare, anche se non sai bene perché. Le relazioni si svuotano, i ricordi si sfilacciano, prima quelli più dolorosi, poi anche quelli felici. E quando il rumore si spegne, quello che rimane non è una risposta, ma una traccia.

Mammaliturchi costruisce un lavoro che evita qualsiasi tentazione narrativa troppo netta. Non c’è catarsi, non c’è chiusura: c’è piuttosto una distanza consapevole, uno sguardo che osserva senza intervenire. I brani di “Solo la tenerezza” sembrano nascere ai margini dell’esperienza, come se raccontare fosse l’unico modo possibile per tenere insieme i pezzi senza doverli per forza spiegare.

È un album che lavora per sottrazione. Toglie, lima, asciuga. E proprio in questo processo trova la sua forza: nel non voler riempire il vuoto, ma nel provarne a descrivere i contorni.

La title track è il punto di equilibrio – ma anche il manifesto dell’album. Ridotta all’essenziale, attraversa il passato senza risolverlo, lasciando emergere immagini intime e pensieri sospesi. Non cerca di ricostruire ciò che è stato, né di dargli un senso definitivo. Si limita a restare, come fa quella tenerezza sottile che dà il nome al disco: fragile, quasi fuori posto, ma ancora lì.

Mammaliturchi è Alfredo De Luca, cantautore classe ’92, forse romano, forse siciliano o magari nessuna delle due.
Dopo un’infanzia apolide tra Italia e Turchia, si trasferisce a Roma dove inizia a suonare in diverse formazioni. Nel 2018 si stabilisce a Santiago del Cile e inizia ad esibirsi con live set di musica elettronica e comincia a scrivere e registrare le sue prime canzoni, mentre approfondisce la conoscenza dei maestri della musica italiana e si appassiona al rock argentino/cileno.
Nel 2020 fa ritorno in Italia dove, parallelamente alla sua professione di scenografo, registra e produce il suo primo album “Marsa”. Quattro anni dopo, i singoli “Alfredo / Una lingua a tua scelta” e “Melina / Tutto questo ti ucciderà” anticipano l’album “Solo la tenerezza”.

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Fonte: RC Waves

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Comunicato stampa Indie Pop

Una casa fatta di respiri: dentro “Loved Ones”, l’EP d’esordio di June

“Loved Ones” è il nuovo EP di June, uscito venerdì 24 aprile 2026. Un debutto che si muove piano, come luce che filtra tra le stanze. June lascia entrare gli altri nel proprio spazio fragile, trasformando l’intimità in qualcosa che respira insieme. Tra trame leggere e silenzi abitati, le canzoni non cercano risposte: restano, si intrecciano, fanno posto. Il suono è vicino, essenziale, quasi sussurrato. Qui crescere non è difendersi, ma restare aperti, anche quando tremiamo.

Foto: Andrea Bertolucci

Queste le parole con le quali l’artista presenta l’EP:
«“Loved Ones” è un progetto che raccoglie già nel titolo la sua stessa essenza: storie, emozioni, connessioni e legami con le persone e gli ambienti più cari.
Con questa pubblicazione June riprende le ispirazioni intimiste e quasi oniriche dei suoi lavori precedenti, infondendole però questa volta di una nuova e inedita leggerezza. Il filo conduttore del progetto è la gratitudine, il racconto del bene, la scoperta della quiete. L’ultima parola del disco è proprio “you”, tu, voi, l’altro – un finale quasi aperto che lascia persistente anche dopo l’ascolto il tema principale della pubblicazione: l’apertura verso ciò che è fuori da noi e l’elogio alle emozioni che questo contatto con l’esterno ci può regalare. “Loved Ones” è un disco intimo e sincero, una carezza sonora.

“Loved Ones” è un progetto di cui vado estremamente fiera. Dal punto di vista tecnico, rappresenta un punto altissimo del mio lavoro come produttrice e musicista: tutti i brani sono stati scritti, registrati, prodotti, mixati e masterizzati nella cantina di casa dei miei genitori. Soltanto io, qualche chitarra e una piccola tastiera midi. Un lavoro di auto-produzione veramente intenso, qualche volta quasi buffo e assurdo, sempre accompagnata dal mio amico e, se vogliamo, maestro Fra (Francesco Francia – FRNQ). Per quanto riguarda l’aspetto retorico, anche emotivo, “Loved Ones” è una raccolta preziosissima di ricordi di un periodo molto bello e libero. Ho scritto tante di queste canzoni di getto, improvvisamente, e in un modo totalmente spontaneo e sincero. Sono molto orgogliosa di aver trovato la modalità e lo spazio per esprimere quel sentimento bellissimo che è la gratitudine, in un modo che onora chi e ciò che lo ha fatto esistere.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
June è musica d’introspezione, una miscela di atmosfere acustiche e riverberate tra l’alt-folk e l’indie pop. La penna e la voce di Giulia, giovane cantautrice costantemente in movimento tra Bologna e la Romagna, si prestano a un’osservazione delicata e intimista delle emozioni, al racconto dei cambiamenti. L’ascolto di un diario segreto, tanto personale quanto condiviso.

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Fonte: Costello’s Agency

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Comunicato stampa Elettronica Indie

Una vibrazione inquieta: viaggio dentro “ITCH”, il nuovo LP di Trust the Mask

“ITCH” è il nuovo LP di Trust the Mask, uscito venerdì 17 aprile 2026 via Costello’s Records. Immagini che scorrono come lampi: infanzie che bruciano in fretta, identità che si aggiornano senza sosta, un mondo che continua a girare anche quando perde senso. Tutto sembra funzionare, ma qualcosa sotto traccia si incrina. Il suono amplifica questa frattura: elettronica densa, archi che fendono l’aria, una voce che si espone fino a tremare. Non offre risposte, lascia addosso una vibrazione inquieta, come un prurito che non smette.

Foto: Ottavia Segalla
Make-Up: Giulia Bianchini

Queste le parole con le quali il duo presenta l’album:
«”ITCH” è come un incendio: nato lentamente, da un malessere cronicizzato e dalla necessità di espiarlo, si è poi propagato grazie alla foga della rabbia e della volontà di ribellione. Crediamo e ci illudiamo di essere fuori dallo schema prestabilito, poi un giorno ci svegliamo e capiamo non solo di esserne parte ma anche di contribuire ad alimentarlo. Tutto sembra programmato per generare irritazione, un prurito che prontamente nascondiamo e mascheriamo per non lasciare tracce né dubbi.Ogni brano racconta in modo ironico e distopico i grandi temi quotidiani della nostra società, a cui ormai siamo assuefatti e di cui non riusciamo più a percepire la totale follia. È un ragionamento sul denaro visto come un dio da venerare, sul lavoro e sulla conseguente alienazione, su chi cerca di vivere alle spalle dell’altro e anche sulla guerra, frutto del gioco perverso di pochissimi ricchi. Il brano “Vultures”, scritto in collaborazione con MAi MAi MAi (Toni Cutrone), ha dato vita ad un rituale, carico di spiritualità, simile ad una messa dedicata a questi dei. Sopra a suoni costantemente carichi e oscuri che non danno tregua né riposo, la voce si distorce, urla rotta e imperfetta, stanca, per poi tornare dolce e risolta solo quando l’emozione è stata completamente espressa. “ITCH” parla della forza incredibile dell’individuo e delle masse, di quanto ci siamo dimenticati la potenza della coesione. È un prurito, incessante, inesorabile, di insoddisfazione ma anche sintomo di speranza e motore di ribellione.»

Puoi ascoltare il disco qui:

BIO
Trust the Mask nasce come reazione verso un mondo anestetizzato, un progetto che vuole rompere l’abitudine e l’indifferenza attraverso un suono elettronico che mescola oscurità e tensione dance, usando la musica come sfogo, come festa, come rito di espiazione.
Il duo, formato da Elisa Dal Bianco (violino, elettronica) e Vittoria Cavedon (voce), pubblica nel 2023 “Idiom” (Bronson Recordings), accolto dalla stampa nazionale e internazionale e portato dal vivo in oltre 50 date, tra festival come Color Fest, Ypsigrock, Santarcangelo, White Show per Milano Fashion Week, Passatelli in Bronson e altri, in apertura ad artisti quali Daniela Pes, Anna Calvi, Ninos Du Brasil ed Editors.
Nel 2026 uscirà “ITCH” (Costello Records): un disco aggressivo, cupo e ritmato, che sfida la monotonia e le contraddizioni della società contemporanea.
Un richiamo al risveglio della coscienza collettiva, mentre fuori il mondo brucia e nessuno sente più nulla.

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Fonte: Costello’s Records