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Indie Pop

Le cinque cose preferite dei Flowers For Boys

I Flowers For Boys sono una band pugliese composta daCarlo Candelora (chitarra), Fabio Casadibari (batteria), Federico Marinelli (basso) e Marco Vino (voce). I quattro hanno pubblicato il loro singolo “Patricia” questo 22 aprile per l’Angapp Music Records, un vero e proprio invito ad amarsi oltre ogni stereotipo. Grazie al filtro ballabile del pezzo che propone della sonorità tra l’indie-pop e l’elettronica, i Flowers trattano con genuinità un tema difficile quanto attuale, quello della transfobia. “Patricia” è la storia della presa di coscienza di una propria autenticità ma è anche una rivalsa nei confronti dei limiti imposti sia dalla società che da sé stessi. Per conoscere meglio questa giovane band abbiamo chiesto loro quali sono le loro cinque cose preferite.

Mojito

Perché è un cocktail alcolico, fresco e “naturale”: la freschezza e la naturalezza, oltre che il suo gusto, è dato dall’abilità nel saper mescolare bene ingredienti il più freschi e “sinceri” possibili. Una metafora della vita.

Dormire

È insieme la fine e l’inizio di una giornata. Dormire è concedere a sé stessi e al proprio corpo una pausa, un reset. È al tempo stesso una parentesi che si chiude e si apre. Ancora, ti permette attraverso il sogno di sbirciare in altre vite, in altri universi che sono frutto esclusivamente della tua immaginazione. E poi, è la cosa migliore del mondo. Viva dormire!

Il profumo del caffè nel primo pomeriggio

È il profumo di casa e il profumo degli amici. In ogni casa, il pomeriggio, l’odore e il rumore del caffè sancisce la fine del pasto e l’inizio di una nuova fase di cordialità, più “intima” e ancor più rilassata. Il profumo del caffè, poi, già ti dà la “sveglia”: il momento del riposo è finito, ci si deve dare una mossa. Ma con calma. E poi, come detto, è il profumo degli amici: vicini o lontani, che vedi ogni giorno oppure che non vedi da una vita, tutti prima o poi ti dicono “ci andiamo a prendere un caffè oggi pomeriggio?”. Penso che nessuno abbia dei ricordi brutti legati all’odore del caffè, nemmeno se lo si prende di pomeriggio.

Hemingway

Non è uno scrittore qualunque e, soprattutto, non è immediato. Hemingway arriva nella tua vita nel momento giusto, altrimenti non arriva affatto. E quando arriva, con le amare vittorie e le tristi speranze, con la forza disperata di ogni singolo protagonista dei suoi racconti, ti ricorda di com’è bello e disperato essere protagonisti della propria vita, del proprio tempo e delle proprie battaglie.

Abbraccio

L’abbraccio sì ma prima ci si deve lavare!

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Indie Internazionale Intervista Pop

JENNIFER: “Resilienza e passione” nel nuovo brano di Samuele Cara

JENNIFER è il nuovo brano del cantautore romano SAMUELE CARA uscito venerdì 29 aprile, una canzone che racconta di una ragazza cresciuta troppo in fetta, di voglia di felicità in tutte le sue forme. Jennifer che malgrado tutte le incertezze e i momenti cupi affronta la vita fregandosene del giudizio altrui, e alla fine vince. Un sound a metà tra cantautorato ed indie pop che omaggia la trazione dello stornello romano e i grandi autori italiani degli anni 70 (Rino Gaetano, Venditti, De Gregori). Una ballata intensa che racconta la voglia di andare avanti senza rimpiangere quello che ti sei lasciato dietro.

Abbiamo chiesto a Samuele Cara di rispondere alle nostre domande:

Per iniziare, ci racconti chi è Samuele Cara?

Samuele Cara nasce a Palestina, in provincia di Roma, scrivo le mie canzoni e ho iniziato a fare musica grazie a Rino Gaetano e a gli Oasis

Come hai iniziato a fare musica?

Per pure esigenza personale, ho iniziato a suonare su per giù all’età di 13 anni, poi con il passare del tempo ho approfondito meglio l’argomento e ho cominciato a scrivere per conto mio

Cosa vuoi trasmettere con i tuoi pezzi

Me stesso, vorrei far conoscere il mio mondo alla gente in modo sincero e schietto

“JENNIFER” è il tuo nuovo brano, cosa significa per te questo pezzo?

E’ una canzone importante per me, che ho voluto far uscire nonostante non sia un brano “alla moda”, una canzone che parla del coraggio di andare avanti nonostante le difficoltà.

Cosa stai preparando, invece, per il futuro?

Tanta musica nuova e magari qualche live per far ascoltare le mie canzoni

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Pop

Cosa c’è nella camera di Veronica

Veronica è una giovane cantautrice campana che spesso nei propri singoli ha abbinato tematiche importanti con un gusto totalmente pop. È il caso anche di “Vivarium”, ultimo video e singolo appena uscito. Ci ha accompagnato nella sua stanza. 

Il calzino col sandalo 

Su una mensola sopra al mio letto è incorniciata questa curiosa fotografia che ritrae me e mio nonno nel giorno della comunione di mio fratello. Festa, invitati, cibo, musica, ma a me preoccupava solo una cosa: indossare i calzini coi sandali, ed ecco perché nello scatto non accenno, neanche per sbaglio, un sorriso. Questa è una delle poche foto che ho con mio nonno, una persona con mille interessi, che mi ha trasmesso la testardaggine e, ovviamente, anche la passione per la musica. Ricordo che, durante i tragitti in macchina, ascoltava e riascoltava le cassette di Celentano, e noi lì a cantare e cantare…

Ciuccio: l’asino che vola

Io e Ciuccio siamo quasi coetanei: lui 24 ed io 27 anni, fedele compagno di viaggi e presenza costante durante i decolli, le turbolenze e gli atterraggi in aereo. Ho avuto un trauma grandissimo quando ho rischiato di perderlo in una lavanderia di Miami a causa della disattenzione di una cameriera che aveva deciso di fargli fare un viaggio in lavatrice. Da quel giorno, non mi sono mai più permessa di lasciarlo incustodito su superfici varie: lui è e sarà sempre al mio fianco -almeno fin quando gli aerei voleranno.

Scuola di magia

Questa bacchetta si commenta da sola, ma per natura non riesco a stare zitta, dunque dirò due parole. Harry Potter ha rappresentato un capitolo importante della mia vita perché, banalmente, è un personaggio che crede nella magia e non abbandona mai i suoi principi. Ricordo che da bambina ho addirittura rischiato di esser messa sotto da un motorino perché, a causa del mio smodato entusiasmo nell’avere tra le mani il dvd “Harry Potter e la camera dei segreti”, non mi sono minimamente curata della circolazione stradale, attraversando la strada del tutto incurante del mondo circostante. In tutto ciò terrei anche precisare che attendo tuttora la mia lettera per Hogwarts.

Il caleidoscopio

Questo caleidoscopio -rigorosamente a tema- è uno dei tanti regali folli fatti da una mia cara amica. Ricercato con tanta cura per tutti i negozi dell’usato napoletani, questo cimelio rappresenta il valore di un’amicizia nata tempo fa, un po’ per caso, contornata da un pizzico di follia. Ma, se pensate che questo caleidoscopio sia l’unica spesa folle di un’amica sempre sul punto dell’esaurimento, vi sbagliate. Ebbene si, Annachiara, così si chiama la mia best friend, è stata capace di fare la tratta Avellino-Palinuro trasportando in treno una “V” gigante fatta di cartone per il mio primo live, e questo la dice lunga sul soggetto in questione.

Le conchiglie

Per la casa ho sparse numerose conchiglie e, anche se dopo questa affermazione è probabile che scatti una denuncia, non posso fare a meno di raccoglierle e di ammirare la loro perfezione. Questa passione mi è stata tramandata dalla mia mamma che, fin da bambina, mi ha sempre ripetuto che le conchiglie vanno raccolte e regalate solo alle persone che per noi sono speciali. Infatti, queste non possono essere messe nelle mani di chiunque, così come non si può passeggiare in riva al mare, mentre le si ammira una ad una, con persone con le quali non ne valga la pena. Il mare per me è vita, respiro, fuga dalla vita di tutti i giorni, quel senso di libertà e liberazione dagli schemi che ci tartassano ogni giorno, ed è per questo che, in futuro, non potrò mai vivere lontano dal mare.

l biglietto dei biglietti

Questo biglietto è stato un pass per la felicità. Sono andata ad Amsterdam per vedere il concerto di Taylor Swift indossando un completo da cheerleader con i colori dell’Italia, contornato da una bandiera dell’Italia con sopra stampe di gatti e il totale dei km percorsi per raggiungere il luogo del concerto. La parte esilarante è che la mamma di Taylor mi notò, invitandomi a seguire il concerto dalla prima fila; l’inconveniente fu che mi scordai di chiedere un pass anche per mio padre, che rimase rilegato sugli spalti.

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Jacopo Nutz debutta con il singolo Mezzo bicchiere

Una cruda descrizione del presente: tacere per non avere problemi è davvero la soluzione? Jacopo Nutz debutta con Mezzo bicchiere, singolo prodotto e registrato dallo stesso Jacopo, dalle sonorità brit pop e dal testo dai forti connotati sociali. Il cantautore fiorentino si interroga sul parallelismo tra aspettative e realtà con l’immagine del bicchiere che viene visto sempre mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda delle circostanze e del modo di interpretare i fatti.

Abbiamo chiesto a Jacopo di rispondere alle nostre domande:

Ciao Jacopo, di cosa parla il tuo nuovo singolo Mezzo bicchiere?

Il brano è essenzialmente una riflessione sulla quotidianità e su quanto essa venga influenzata dalle aspettative nostre e degli altri. In questo senso la nostra ricerca continua della felicità non rispecchia una felicità reale, ma un’idea creata per giustificare gli sforzi e le azioni che compiamo.

Chi ha realizzato il video e come si collega alla canzone?

Il video è stato realizzato da Mario Albanese Pereira, regista veramente bravo, che è riuscito ad estremizzare il concetto della canzone in una chiave ironica un po’ Tarantiniana. Se la chiave del pezzo è la quotidianità, il lavoro e la società, il video affronta in maniera surreale queste situazioni estremizzandole. Tutto questo ha reso il video molto più dinamico.

È il tuo singolo di debutto e anticiperà il tuo primo Ep, come mai hai scelto questo brano per presentarti e cosa dobbiamo aspettarci dall’ep?

Ho scelto questo pezzo come esordio perchè era uno dei miei preferiti, ma anche perchè aveva un sound elettronico, ma anche abbastanza aggressivo. L’Ep si basa molto sulla componente elettronica che si unisce a quella suonata, nel disco infatti troviamo pezzi “tosti” come mezzo bicchiere, ma anche pezzi più intimi, sempre però arrangiati in questa forma ibrida tra l’elettronico e il pop/rock. Poi in fondo c’è anche una bonus track piano e voce.

Hai prodotto diversi artisti, cosa ti convince di un artista affinché tu decida di lavorarci insieme?

Di base vivo il mio lavoro come produttore/arrangiatore con l’obiettivo di creare una comunicazione con chi ascolta, ho sempre molto rispetto del testo e cerco di far sì che la musica accompagni le parole creando una storia. In questo senso per me è importante che il modo di comunicare di chi canta o scrive le canzoni sia affine con il mio modo di arrangiare e produrre, in modo da fare sì che la storia funzioni, in questo senso devo dire che arrangiare e produrre pezzi scritti da me è stata un’esperienza molto impegnativa, anche psicologicamente

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Indie Pop

Nuovo film nel “Drive In” di Davidof

Bella scoperta per me Davidof, che oggi torna a far sentire la propria voce dopo aver consegnato alle stampe, poco, “Riad”; il cantautore classe ’87 di Formica Dischi rivela fin da subito un appeal efficace a farsi godere, pur nella sua leggerezza, senza risultare retorico o stucchevole: giuro, considerate le esigenti e spocchiose orecchie del sottoscritto non è cosa affatto scontata.

Ebbene, Pietro (nome secolare del buon Davidof) sembra avere una scrittura che ha saputo far tesoro, negli ultimi anni, delle esperienze maturate: ascoltando la sua discografia, la crescita e la maturazione dell’artista si fa avvertire sia in scelta delle sonorità che in capacità poetica: oh, non aspettatevi il classico cantautorato da bar di paese, niente chitarrine asfittiche e canzoni che si trascinano: Davidof scrive con identità anche nel fare mainstream, con reminiscenze che di certo affondano le radici negli ultimi dieci anni di pop (dai Thegiornalisti agli Ex-Otago) ma ammiccano anche alla storia della canzone d’autore (su tutti, Venditti e Dalla). 

“Drive in” dipinge un mondo sospeso tra presente e passato, con le camporelle adolescenziali (si dice così anche da voi, quando uno si apparta in qualche strada di campagna con la morosa?), i pop corn al cinema con le luci spenti e gli ormoni che schizzano alle stelle, i film anni Ottanta sullo sfondo che ricordano nostalgie di tempi mai vissuti: in linea con il testo, anche l’arrangiamento del brano sorride a quel pop da bomberino e paninari che se da un lato fa pensare a Tommaso Paradiso dall’altro richiama ad un mondo musicale che, in primis, fu frequentato da grandi nomi della canzone nostrana.

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Indie Internazionale Pop

Le 5 cose preferite di Aura Nebiolo

Aura Nebiolo il 12 maggio ha pubblicato il nuovo disco “A KIND OF FOLK“, un concentrato di puro talento jazz! Noi ci siamo fatti raccontare da lei quali sono le sue 5 cose preferite, per conoscere meglio il suo mondo.

I Giochi di Parole
A dir la verità le parole mi piacciono quasi tutte, tranne alcune come “succulento”, che proprio non sopporto. In particolare mi piacciono quelle parole che vogliono dire più cose, più concetti! Oppure combinare le parole per crearne altre.Il titolo del disco è un gioco di parole su più piani, traducendolo può significare “un tipo di Folk”, inteso come genere musicale, oppure, il significato che intendo io, “un tipo di gente”.È un gioco nel gioco perché riprende il titolo di una composizione che amo di Kenny Wheeler, “Kind Folk”.


Camminare nei Boschi
Ho sempre vissuto in campagna, ma quand’ero bambina il bosco mi faceva tanta paura. Lo vedevo buio, pericoloso, insidioso. Ora lo vedo per quello che è, insidioso sì, ma pieno di vita, di incontri ed incastri. In “Frequenze Armoniche” ho cercato di tradurre queste sensazioni in note.Poi mi dite se ci sono riuscita o a cosa vi fa pensare questo brano!


Le Ombre
Adoro il sole in faccia, quella sensazione di calore che ti pervade da fuori a dentro. Ma trovo molto più interessante ciò che la luce fa alle nostre figure, le allunga, le deforma. Può renderci dei mostri o delle fate, con le mani.Di luci e ombre è impregnato tutto il disco, sono concetti che tento sempre di coniugare all’interno delle mie composizioni. 


Il mio disordine
Senza il mio disordine non sarei io, e non sarebbe nata l’introduzione di Good Roots. Nel mio disordine c’è sempre tutto quello di cui ho bisogno, basta trovarlo! Ma la ricerca è sempre una di quelle cose che mi appassiona.
Ps: adoro il mio disordine, non quello altrui eheh

I gatti
Questi esseri così indipendenti, fieri, che sopportano il dolore e lo mascherano con indomito coraggio. Anche pigri e spesso indolenti.Avevo un gatto con un naso grigio, che ha vissuto con fierezza fino al suo ultimo giorno. “Grey Nose” è per lui e per il suo coraggio.
Che di coraggio ne vorrei anche un po’ io per affrontare le parole che a volte non so gestire, le insidie e gli incroci intricati ed intriganti dei boschi, le ombre e il disordine della mente.

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Pop

Cosa c’è nella camera di Leanò

Esce giovedì 21 aprile 2022 per Stazione Musica Records “Cicale, il nuovo singolo di Leanò. Un nuovo capitolo per la cantautrice di Milano che, dopo il precedente singolo “Tremo” ci porta ancora una volta nel suo mondo sentimenti urbani e atmosfere subacquee.  Un brano dedicato ad una generazione in bilico, quella degli stage non retribuiti, degli affitti troppo alti, del “forse vado all’estero” e di tutta una serie di imperativi non applicabili imposti dalla società di oggi, e da chi ha una percezione distorta delle reali possibilità e bisogni dei giovani.

Come sempre, le abbiamo chiesto di farci fare un giro in camera sua, ed ecco cosa ci ha mostrato.

1. Poesia di Mariangela Gualtieri 

Questa poesia della Gualtieri l’ho messa sopra la mia scrivania per leggerla il più possibile. C’è una grande potenza nelle parole che usa e nel significato dei versi, e anche se ogni volta si possono trovare nuove chiavi di lettura, quella che secondo me emerge di più e che mi tengo più stretta è la voglia di dire un gigantesco sì alla vita e all’arte.)

2. Bonsai (morto)

Questo bonsai di nome Fabrizio è nella mia stanza da ormai 5 anni (di cui 2 settimane da vivo). Da piccola mi chiedevo perché ci si dovesse sbarazzare delle piante che non sopravvivevano al pollice nero mio e di mia madre. Credo che la me bambina l’avrebbe tenuto, e forse questo è un po’ è il motivo principale per cui mi piace non arrendermi, e tenere questo bonsai in camera.

…Ok, spero anche che risorga (ride n.d.r.)

3. Chitarra e piante (vive)

Ora sono migliorata e ho anche delle piante vive. Mi piace vederle vicino alla chi tarra e mettermi a suonare in quell’angolo. Avere del verde intorno mi ha sempre messo di buon umore.

4. Poster e cartoline da Amsterdam

Questo ottobre sono andata all’estero per la prima volta dopo tanto tempo e ho portato dei ricordi da due posti che mi sono piaciuti molto. Delle cartoline dal museo di arte contemporanea e un poster dal giardino botanico; mi sembra di riuscire a rievocare quel viaggio anche solo guardandoli.

5. Dinosauro e nacchere portafortuna

Un dinosauro che mi portavo ai primi concerti, che riesce a far tornare a galla la voglia di giocare e di non prendermi troppo sul serio. Insieme, una coppia di nacchere prese alla festa della Madonna delle galline a Pagani. Dietro c’è una bellissima storia di baratto, di danze e di vino paesano.

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Indie Pop

Aliperti, l’amore per il “Vintage” e per le cose fatte bene

Non sono solito, come saprà bene chi legge questa rivista, sbilanciarmi troppo nei confronti degli artisti emergenti che incontro lungo la mia via di implacabile censore: aspetto, solitamente, la carne al fuoco che solo un disco di debutto può dare, nell’era in cui tutto e tutti sembrano essersi affidati alla volatilità del singolo; con Aliperti, però, mi sento di fare una delle mie rarissime eccezioni, e a ragion veduta.

Sì, perché il giovanissimo talento (classe 2000, il tempo passa per tutti ma lui è ancora giovane, eccome…) di scuola Formica Dischi (realtà toscana da approfondire: nomi interessanti in roster) è in realtà ad un passo dalla pubblicazione di un disco d’esordio che, ne sono certo, farà parlare di lui; da dove mi deriva tutta questa sicurezza? Beh, basta che diate un ascolto alla già densa discografia del ragazzo: una manciata di brani che rivelano il gusto per un certo tipo di ricerca, di scrittura, di sonorità che fa scorgere un cuore antico tra le pieghe moderne, modernissime del progetto Aliperti.

Non a caso, il titolo del suo nuovo singolo (l’ultimo prima della pubblicazione del disco) non poteva che essere “Vintage”, perché in Aliperti tutto diventa patinato di un velo di nostalgia che fa guardare al passato, impreziosendolo: il brano parte con sonorità compassate, lasciando crescere poco a poco il groove attraverso una sapiente scrittura ritmica del testo, che rotola felicemente verso l’akmé di un ritornello che si fa “mantra”; se il mood del brano ammicca agli Ottanta per scelta di suoni e arrangiamento, nell’anima di Aliperti si scorge una deriva Settanta che fa godere i più “attempati” come me e potrebbe ricordare, ai più giovani, la musica di Giorgio Poi, altro campione della nuova leva cantautorale.

Il brano, poi, sa raccontare un’intimità fatta di ricordi e insicurezze che si mescolano nel sapore dolce della rimembranza, perché una foto venuta male è comunque una traccia indelebile (spesso, l’unica che abbiamo) del nostro passaggio, o del passaggio di person che amiamo e che, talvolta, dobbiamo accettare di perdere: la centralità della fotografia, ribadita anche in questo nuovo brano, si era già fatta avvertire nei singoli precedenti, come “Isola”, dimostrando una certa abitudine in Aliperti alla contaminazione fra linguaggi, all’incontro fra mondi artistici diversi.

Insomma, i presupposti ci sono tutti per continuare a credere che esista musica per la quale valga il tempo di scrivere una recensione, e la pena di leggerla. Ci aggiorniamo presto, perché quel tanto agognato disco d’esordio è oramai alle porte..

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Pop

Cosa c’è nella camera di Kabo

MODÌ (prod alone.nowhere) è il nuovo singolo di KABO, rapper e cantautore della provincia milanese, in passato già al lavoro con Dj MykeBig Fish e Marco Zangirolami, in uscita il 29 aprile 2022 e distribuito da Stage One Music. Questa release segue la pubblicazione di Spettri (prod alone.nowhere) e anticipa il nuovo lavoro in studio previsto per giugno 2022. MODÌ è un fitto groviglio di liriche che tentano di dare, pennellata dopo pennellata, un immagine della società attuale in cui viviamo, e del male che genera dentro e sopra di noi. KABO qui tocca temi come il consumismo (sfrenato), l’amore (distorto e malato), il lavoro (opprimente e totalizzante) e la guerra (cancro economico). Il brano gioca molto sulla dualità tra strofe (entropia) e ritornello (calma). Nella parte relativa alle strofe troviamo il caos che ci ingoia e ci soffoca, mentre nel ritornello riprendiamo fiato e troviamo la pace ideale, l’oasi perfetta.

Noi come sempre eravamo curiosi, e siamo stati a casa sua. Ecco cosa ci ha mostrato!

The Piecemaker – Questa storia è come un puzzleUn documentario sull’hip hop italiano che ho realizzato con i miei amici più cari una decina di anni fa. Incontri importanti, viaggi, momenti molto belli. Mi riporta ad un periodo figo. Oltretutto ha ottenuto un discreto successo, non se lo aspettava nessuno.

Polaroid bianca di Andrea Kabo
Un pensiero speciale da parte di una persona molto importante per me. La fotografia è vuota perché va ancora scattata. Chi me l’ha regalata mi ricorda che ognuno di noi è autore personale e artefice della propria storia e della propria crescita. E’ un simbolo che mi porto dentro, a cui sono molto legato.

Non al Denaro non all’amore né al cielo – Faber

Prima stampa originale, trovata anni fa per caso ad un mercatino. Uno dei miei dischi preferiti in assoluto. Non credo ci sia molto da aggiungere.

Pelle di Leopardo – Tiziano Terzani
Il libro che, anni fa, mi aprì il mondo di Terzani e di conseguenza la dimensione del viaggio. Un diario di guerra incredibile, regalatomi da una persona cara che aveva la guerra dentro.

Ciao Amico!
Una foto con un caro amico, scattata da una cara amica. Lei c’è ancora, lui non più. Però c’è questo bellissimo scatto che ci rende memoria, ci ritrae insieme ed ogni tanto cade dalla mensola. E’ meglio di niente!

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Indie Intervista Pop

A tu per tu con Beatrice Pucci

Abbiamo ascoltato il nuovo singolo (il primo) di Beatrice Pucci, cantautrice classe ’98 che ha esordito con “Figli”, brano che spicca fra le uscite del weekend riuscendo a farci dimenticare, almeno per il tempo di un fine settimana, la desolazione che ci circonda: no, non è certo uno di quei brani che si lascia “masticare” facilmente (e ben venga!), quindi preparate le “mascelle uditive”; noi, per aiutarvi nel districare i significati del progetto, abbiamo fatto qualche domanda all’artista stessa. Buona lettura!

Beatrice Pucci, oggi esordisci con “Figli”: quanto hai “cullato” questo esordio, e come ti senti oggi, all’alba della tua prima pubblicazione?

Ciao, ho imparato ad essere zen riguardo la pubblicazione e riguardo il fatto che per la prima volta nel mondo esca la mia musica. Si passa molto tempo a ponderare e riflettere ma poi bisogna gettarsi nell’avventura, al momento la vedo in questo modo. “Figli” secondo me ha seguito il giusto iter di crescita, 6-7 mesi.

Ti va di raccontarci un po’ di te? Chi sei, da dove vieni e quando hai cominciato a scrivere canzoni, ad esempio.

Sono Beatrice, in questo momento ho 23 anni, vengo da Civitavecchia, una città che ha il mare di fronte a sé e alle sue spalle colline e boschi. Ho cominciato a scrivere a 14 anni, il motivo esatto non lo so, probabilmente perché le cose nella mente di un’adolescente sono amplificate a un livello incredibile.

E questo brano? C’è qualche aneddoto, qualche “motivo” preciso che ti ha portato a scrivere “Figli”?

L’aneddoto più vivo nella mia mente riguardo il momento in cui ho scritto questa canzone è questo: era l’una di notte e non riuscivo a dormire, non volevo proprio perché sentivo che dovevo fare qualcosa, così faccio quello che fanno tutte le persone che non riescono a dormire… ho guardato la tv ma ho finito per annoiarmi, poi ho preso la chitarra e ho scritto “Figli”.

Nella canzone, sembri alludere alle canzoni e alla musica come unici strumenti capaci di cambiare le cose, o meglio, di resistere al cambiamento e allo sfacelo del tempo. Abbiamo colto nel segno?

Le canzoni sono specchi dell’interiorità di chi ascolta quindi assolutamente sì, c’è del vero!

Tra l’altro, la data decisa per l’uscita del tuo disco “Le colline dell’argento” (prevista per giugno 2022) stupisce per velocità di pubblicazione. Sembra che tu avessi una gran fretta di pubblicare il risultato del tuo lavoro: ti va di spiegarci un po’ come sono state realizzate, e in quali tempi, le registrazioni del tuo disco d’esordio?

Le canzoni sono state scritte e registrate tra marzo e settembre del 2021, ma diciamo che l’idea di una pubblicazione era già in atto dal 2020, anno in cui ho cercato di capire come collegare alcune cose tra loro da un punto di vista tecnico e non solo. Le registrazioni sono avvenute in casa mia, perché è un modo in cui mi trovo a mio agio, senza avere fretta di dover fare tutto velocemente.

Prima di salutarci, prova a consigliarci un film che, a tuo parere, si sposa alla perfezione con l’atmosfera di “Figli”.

“Stoker” di Park Chan Wook.