È stato da poco pubblicato “Cardio”, il nuovo album dei Black Wojtyla che per lungo tempo abbiamo provato a catalogare, senza riuscirci: non è un disco funk, non è jazz, non è noise, non è psichedelico, ma è tutto questo messo insieme. L’utilizzo ricorrente di loop di basso e di tromba, insieme a nuove sperimentazioni vocali, amplia la gamma espressiva della band e apre a territori sonori inediti. Muovendosi liberamente tra generi differenti, ci viene da dire che si tratta di un lavoro sorprendentemente coeso nella sua essenza.
Già dal titolo viene evocata un’idea di movimento e vitalità: “Cardio” richiama il battito che accelera, la pulsazione della batteria e il ritmo sostenuto dei brani. Ma “cardio” significa anche cuore, la sede delle emozioni, dell’amore e del dolore.
Un doppio significato che racconta bene l’anima dei Black Wojtyla, da sempre liberi di muoversi tra intensità e leggerezza. Nella loro musica convivono eccessi melodici e slanci performativi, armonizzazioni classiche, aperture al pop e incursioni nel kitsch vissute con autenticità, convinzione e una sottile ironia.

“Cardio” si muove come un organismo vivo, cresciuto lentamente nel tempo. I brani prendono forma in un arco di oltre due anni tra palchi, jam in sala prove e fasi di cesello minuzioso, lasciando emergere un metodo di lavoro che parte dall’istinto e arriva alla precisione. Ogni traccia nasce da una scintilla collettiva, alimentata dal dialogo costante tra i tre musicisti, fino a trovare quell’equilibrio raro in cui la complicità diventa linguaggio sonoro. È qui che si riconosce l’identità dei Black Wojtyla: una band che non si accontenta della comfort zone e sceglie di spingersi sempre un passo più in là, seguendo un impulso interno che pulsa, cresce e si rinnova.
Questo approccio trova una sintesi potente in “Giubileo”, uno dei momenti più emblematici del disco. Il brano richiama simbolicamente l’idea di sospensione e liberazione legata all’anno giubilare, ma lo fa ribaltandone l’attesa: l’ingresso è brusco, quasi esplosivo, con una partenza rock che apre la strada a un groove magnetico di basso e batteria. Il loop si ripete e si trasforma, accumulando energia fino a sfociare in una scarica drum’n’bass ad alta tensione. Poi, come dopo uno sforzo trattenuto, arriva la distensione: un finale soul-funk che lascia spazio a una melodia ampia e luminosa, guidata dalla voce senza parole di Marina Ladduca, capace di chiudere il cerchio con un senso di apertura e respiro.

I Black Wojtyla sono un trio strumentale composto da tromba, basso elettrico e batteria, nato e cresciuto nella scena musicale milanese.
La band si distingue per la scelta di non aderire a un unico genere musicale, attingendo liberamente da un repertorio sonoro sconfinato. Ne nasce un sound originale, spiazzante ma riconoscibile, caratterizzato da ritmiche martellanti e melodie che restano in testa.
Il trio esprime un’attitudine jazz e improvvisativa, costruendo sonorità complesse grazie a loop creati dal vivo, delay, distorsioni ed effetti, alternando parti vocali estemporanee ai brani strumentali.
Fonte: RC Waves






